C'ERAVAMO GIA'
Alcuni progetti iniziano con un incarico. Altri esistono ancora prima di essere immaginati.
L'INIZIO
Prima ancora di quella casa c’erano loro.
Elena, con i suoi libri, le piante, le cartoline e i ricordi di viaggio che trovavano sempre un posto.
Alessandro, con il suo gusto essenziale e quel sogno, mai nascosto, di vivere un giorno in un loft dall’anima industriale.
Due modi diversi di abitare gli spazi, uniti dallo stesso desiderio: costruire una casa che li rappresentasse davvero.
PRIMA ANCORA DEL PROGETTO
Non ricordo il momento in cui mi hanno affidato il progetto. Forse perché quel momento non c’è mai stato. Io, in qualche modo, c’ero già.
DALLA CARTA ALLA REALTA’
Per due anni quella casa ha fatto parte anche della mia quotidianità. Cantiere dopo cantiere, vedevo prendere forma qualcosa che all’inizio esisteva soltanto sulla carta.
LA MATERIA PRENDE FORMA
A un certo punto il progetto ha cominciato a diventare reale anche attraverso le mani.
Abbiamo iniziato a scegliere le materie, a toccarle, ad accostarle. Mi piaceva l’idea di mettere insieme il calore del legno e la superficie irregolare delle piastrelle, lasciando che fossero proprio le materie a creare l’atmosfera.
Era il momento in cui la casa cominciava lentamente a mostrarsi.
UNA COSA CHE ANCORA NON SAPEVANO DI VOLERE
Elena e Alessandro, all’inizio, non sentivano il bisogno di una vasca da bagno.
Io invece continuavo a immaginarla.
Non perché fosse indispensabile, ma perché riuscivo a vedere un momento che ancora non esisteva: la sera, la porta chiusa, una luce più morbida e qualche minuto soltanto per loro.
Gliel’ho proposta e, ancora una volta, si sono fidati.
Oggi quella vasca è lì a ricordarmi che, qualche volta, progettare significa intuire un desiderio prima che diventi una richiesta.
IL CORAGGIO DEL NERO
C’era un bagno grande, ma io continuavo a pensare che potesse fare molto di più.
L’ho diviso in due, ricavando da una parte una piccola lavanderia e dall’altra un bagno di servizio.
E proprio quel piccolo bagno mi ha fatto venire voglia di osare.
Lo immaginavo completamente nero.
Si pensa che il nero faccia sembrare gli spazi più piccoli. Io penso che, usato nel modo giusto, possa fare esattamente il contrario: dare carattere anche al più piccolo degli ambienti.
E oggi è uno degli spazi che Elena e Alessandro amano di più.
UN TAVOLO CHE ASPETTAVA DI ESSERE TROVATO
Non volevo che tutto fosse nuovo.
Durante una delle nostre visite ai mercatini ho visto quel tavolo e ho pensato: potrebbe essere lui.
Aveva già una storia, ma ne aveva ancora una da vivere.
Lo abbiamo fatto restaurare e riportato alla sua bellezza. Poi, intorno, abbiamo scelto sedie diverse tra loro, perché anche nella sala da pranzo volevo lasciare spazio alla loro personalità.
UNA BRICCOLA, UNA STORIA
Un pezzo di Venezia è entrato nella loro casa. Una vecchia briccola, recuperata e trasformata in una panca.
Mi piace pensare che il legno che aveva già conosciuto l’acqua, il tempo e la laguna oggi custodisca un’altra storia.
UN POSTO IN PIÙ
Guardando la zona notte, ho capito che potevamo fare qualcosa in più.
Ho modificato il progetto e sono riuscita a ricavare una piccola cabina armadio e un guardaroba lungo il corridoio.
A volte basta guardare una casa da un’altra prospettiva per trovare spazio dove sembrava non esserci.
UNA LUCE PER OGNI MOMENTO
La luce è stata un viaggio dentro il viaggio.
Da sempre ho una grande passione per il design e per quegli oggetti che riescono a unire bellezza, funzione e intelligenza.
In questa casa ho cercato l’illuminazione adatta ad ogni momento: quella che accompagna una cena, quella che serve per leggere, quella che accoglie quando si rientra, quella che la sera cambia completamente l’atmosfera di una stanza.
IL POSTO DI ELENA
Quando ho pensato all’angolo lettura, avevo in mente una persona precisa.
Elena aveva bisogno di un posto per i suoi libri, le sue piante, le cartoline e tutti quei piccoli ricordi che porta con sé dai suoi viaggi.
Così ho disegnato una libreria pensando a lei. Nessun ripiano è uguale all’altro. Ogni spazio è nato per accogliere qualcosa che già faceva parte della sua vita. La poltrona Naples , i libri, le piante, i ricordi e il giardino oltre le vetrate.
Quello è il posto di Elena.
E IL POSTO DI ALESSANDRO
E naturalmente c’era anche Alessandro.
Per lui c’era il grande schermo, ma non volevo che sembrasse semplicemente appoggiato lì.
Così ho disegnato un carrello su misura, realizzato con gli stessi materiali della libreria.
Mi piaceva l’idea che anche la sua parte di casa avesse un elemento pensato apposta per lui.
Due persone diverse, due modi diversi di vivere la casa.
E uno spazio che riesce ad accoglierli entrambi.
QUANDO LA CASA COMINCIA A VIVERE
Nella zona pranzo avevo immaginato una parete di verde stabilizzato.
Poi Elena ha cominciato ad aggiungere le sue piante.
Quelle cascanti, quelle enormi, quelle che sembrano non accontentarsi mai del vaso in cui le metti.
A quel punto ho capito che il progetto poteva anche considerarsi finito.
La casa aveva cominciato a fare quello che doveva fare: vivere.
PENSATA PER LA SERA
La cucina l’ho immaginata soprattutto di sera.
Nera, essenziale, con il lavello sotto quella lunga finestra che sembra quasi uno scorcio sul giardino.
Ho pensato alla cantinetta per Alessandro, alla String Pocket per la collezione di tè e teiere di Elena, a ogni cosa che avrebbe trovato il suo posto.
Ma continuavo a vedere quella scena: loro due dopo cena, le stoviglie da sistemare, le luci accese e, alzando appena lo sguardo, il giardino illuminato oltre la finestra.
Alessandro mi aveva chiesto un piano di lavoro resistente perché avrebbe cucinato moltissimo, soprattutto sushi.
Il sushi, a dire il vero, non è mai arrivato. La cucina, invece, sì.
Ed è stata vissuta ogni giorno con lo stesso entusiasmo del primo.
QUELLO CHE RESTA
Dopo due anni di progetti, cantieri, campioni, mercatini, lampade, messaggi e infinite scelte, quella casa è diventata finalmente loro.
Elena e Alessandro mi hanno sempre detto una cosa: «Quello che proponi a noi piace sempre».
Non l’ho mai vissuta come una delega. Per me è stata fiducia. Quella fiducia rara che ti permette di immaginare insieme a qualcuno, di proporre, di cambiare strada, di osare un po’ e poi tornare indietro.
Io non ho consegnato loro una casa. Ho avuto il privilegio di accompagnarli mentre costruivano il luogo in cui avrebbero iniziato una nuova parte della loro vita.
E forse è proprio questo che mi porto via da questo progetto.
La certezza che le case più belle non sono quelle in cui ogni cosa è perfetta.
Sono quelle in cui, guardandoti intorno, riconosci le persone che le abitano.
E questa casa, ogni volta che la guardo, parla di Elena e Alessandro. E anche un po’ di noi.





















